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Smart working: lavorare da casa è davvero la scelta più sostenibile?

Andare ogni giorno a lavoro in ufficio comporta una notevole dispersione di emissioni nell’aria, causata dai motori delle auto che viaggiano e dai sistemi di riscaldamento e raffrescamento che utilizziamo in ufficio.

A primo impatto, lavorare da casa potrebbe sembrare la soluzione migliore per salvaguardare l’ambiente. Dopotutto, Il concetto di sostenibilità si basa sulla riduzione di emissioni, molte delle quali provengono proprio dai motori delle auto di chi ogni giorno si reca a lavoro e dalla quantità di energia consumata dagli edifici.

Ma la risposta non è poi così semplice.

Una ricerca condotta da WSP, una società di consulenza specializzata in ingnegneria con sede a Londra, dimostra come nel Regno Unito il lavoro da remoto possa essere sostenibile per l’ambiente solo nel periodo estivo.

I ricercatori hanno analizzato i dati delle emissioni prodotte da 200 lavoratori inglesi situati in aree diverse e hanno scoperto che l’impatto del lavoro da remoto sull’ambiente era maggiore in inverno, questo perché invece di riscaldare un solo ufficio, ogni singola persona aveva la necessità di riscaldare la propria abitazione, consumando quindi di più in totale.

Lavorare in un edificio che ospita contemporaneamente più persone finisce quindi per avere un impatto minore sull’ambiente, anche includendo le dispersioni prodotte dal viaggio di ognuno fino al luogo di lavoro.

Anche l’aria condizionata è una variabile importante, perché consuma molto più del riscaldamento. In estate, tuttavia, in quei Paesi tipo il Regno Unito dove l’aria è più fresca, il consumo di energia è inferiore rispetto all’inverno, quindi lavorare da casa può effettivamente risultare più vantaggioso.

Un solo studio, però, non può fornire tutte le risposte e le variabili da considerare sono tante. Il consumo energetico nel mondo è variegato e influenzato da diversi fattori.

In Norvegia, ad esempio, più del 40% dei veicoli venduti nel 2019 erano elettrici, l’impatto del tragitto casa-lavoro sarà quindi molto inferiore rispetto ad altre zone del mondo. Alcune città, poi, utilizzano molto il trasporto pubblico e non si affidano unicamente all’auto.

Alcune fonti energetiche sono più sostenibili di altre

Per misurare l’impatto del lavoro da remoto dobbiamo prendere in considerazione anche da dove proviene l’energia.

In alcune aree del mondo l’energia viene ricavata da fonti più sostenibili di altre: è il caso dell’Islanda, che utilizza molto l’energia geotermica.

I mezzi di trasporto a basse emissioni, come i veicoli elettrici, stanno diventando sempre più economici e diffusi. Presto, lavorare da casa potrebbe non essere più effciente che andare in ufficio. Riscaldare un edificio può essere più sostenibile che riscaldare tante singole case. Se il futuro del pianeta è la sostenibilità, allora i lavori da remoto potrebbero non essere la soluzione ideale e le persone potrebbero essere costrette a dover tornare in ufficio.

Ciononostante, si spinge molto per il lavoro fuori ufficio perché per le aziende è più costoso avere degli uffici fisici. Forse, per il bene di tutti, sarebbe auspicabile favorire la creazione di soluzioni sostenibili per chi lavora da remoto. “Viviamo in un mondo che è stato costruito attorno al concetto del lavoro in ufficio. E se invece ridisegnassimo il modo di vivere basandoci su come le persone lavorano?” afferma Wade Foster, CEO di Zapier.

Un compromesso tra il lavoro da remoto e il lavoro in ufficio, potrebbe essere far lavorare tutti da casa nel medesimo giorno, così l’azienda non avrebbe necessità di utilizzare energia in ufficio.

Leggi l’articolo completo su BBC Worklife

Global Gender Gap Report: l’Italia al 76esimo posto

Il Global Gender Gap Report 2020 pubblicato dal World Economic Forum parla chiaro: per vedere realizzata la parità di genere serviranno in media altri cento anni. L’analisi ha preso in oggetto 153 paesi a ognuno dei quali è stato assegnato un punteggio e un ranking. Il primo e l’ultimo posto se lo aggiudicano rispettivamente l’Islanda e lo Yemen. Tra i Paesi europei più virtuosi anche Norvegia, Finlandia, Svezia, Irlanda, Spagna e Germania.

Quattro le aree prese in considerazione dal report: partecipazione economica e opportunità; educazione e istruzione; salute e benessere; rappresentanza politica. Ma se a livello globale, in almeno due delle aree (“educazione e istruzione” e “salute e benessere”) il gap è stato praticamente colmato, la strada per la parità di genere è ancora lunga nel mondo dell’economia e, soprattutto, della politica. Basti pensare che su 153 Paesi presi in esame, 85 non hanno mai avuto in carica una donna alla guida della Nazione. L’Italia è uno di questi.

La situazione Italiana

L’Italia si posiziona al 76esimo posto della classifica generale, dopo la Tailandia e prima del Suriname. A penalizzarci è soprattutto la situazione lavorativa del Paese, a cominciare dal tasso di occupazione femminile, circa il 56% secondo gli ultimi dati del Censis, il che significa che poco più di una donna sue due non lavora. Di queste, una donna su tre ha un impiego part-time per poter conciliare il lavoro con la famiglia.

Le donne faticano ancora oggi a fare carriera e la percentuale di manager e top manager di sesso femminile resta bassa, 27%. Sull’Italia pesa anche la differenza salariale fra uomini e donne a parità di livello e di mansioni, e questo fenomeno comporta anche una differenza nei redditi da pensione, con le donne che al 2017 percepivano un importo medio annuo di 17.500 euro contro i quasi 24mila dei colleghi uomini.

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Annuario Statistico Italiano 2019: i dati ISTAT sul mercato del lavoro

Alla fine dell’anno, è tempo di bilanci. Lo scorso 30 dicembre ISTAT ha pubblicato il consueto Annuario Statistico Italiano 2019 (riferito all’anno 2018) sulla situazione del Paese, fornendo così un quadro dell’Italia e della sua evoluzione.

Tanti i dati e le informazioni raccolte su territorio, popolazione e famiglie, sanità e salute, giustizia e sicurezza, istruzione, mercato del lavoro, imprese, turismo e molti altri ambiti.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel corso del 2018 sono aumentati gli stipendi degli italiani così come è cresciuto il tasso di occupazione, mentre di pari passo non si è arrestata e non è diminuita la fuga dei cervelli all’estero.

Aumentano stipendi e occupazione, ma i cervelli italiani fuggono all’estero

Secondo i dati ISTAT, nel 2018 vi è stato un aumento dell’occupazione di circa 192 mila unità in più rispetto al 2017. Un dato che fa riferimento ai soli contratti a tempo determinato, mentre per i contratti a tempo indeterminato il trend si conferma invece negativo. Dall’altro lato, diminuiscono anche i disoccupati (-151 mila) e gli inattivi. Persiste il divario tra Nord e Sud, evidente anche nel confronto con le medie europee, così come persiste il divario di genere, con quasi il 50% delle donne tra i 15 e i 64 anni occupate contro il 67% degli uomini.

Nel 2018 si riduce il numero dei disoccupati, il tasso di disoccupazione registra un -0,6% e si attesta attorno al 10%. Un tasso che al Sud, pur calando, rimane comunque il più elevato dei paesi dell’Unione Europea dopo la Grecia.

Nel corso del 2018 gran parte degli italiani hanno visto il loro stipendio aumentare, grazie ad un aumento dell’1,5% delle retribuzioni contrattuali orarie, sia nel settore pubblico che privato. Una crescita trainata principalmente dalle imprese di piccola e media dimensione dell’industria.

Il lieve miglioramento delle condizioni lavorative degli italiani non ha però placato la fuga dei cervelli all’estero, menti brillanti che decidono di cercare lavoro fuori dal Bel Paese. Secondo i dati ISTAT, è raddoppiata la quota di laureati che vivono all’estero rispetto al 2011 e sempre più dottori di ricerca decidono di lasciare l’Italia dopo aver conseguito il titolo: alle percentuali delle indagini del 2012 (15,9%) e del 2014 (18,5%), nel 2018 vanno aggiunti ulteriori 4,3 punti percentuali.

Scarica l’Annuario Statistico Italiano 2019

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Report dei tavoli di lavoro del “World cafè à la carte” (27 settembre 2019)

Venerdì 27 settembre, presso Impact Hub Florence ha avuto luogo il World cafè à la carte, incontro di riflessione collettiva per ridefinire le dimensioni interpretative del lavoro contemporaneo all’interno de Il lavoro che ha senso, il progetto di CRU Toscana, Consiglio Regionale del Gruppo Unipol | UnipolSai, realizzato in collaborazione con LAMA.

Guidati da quattro esperti, Francesco Seghezzi (Presidente Adapt), Michele Faioli, (Docente universitario e Direttore Osservatorio nazionale relazioni industriali, diritto del lavoro e sicurezza sociale), Francesco Luccisano (fondatore www.allavoro.eu) e Marco Tognetti (docente ISIA e Direttore di LAMA), sette tavoli di lavoro si sono confrontati, coadiuvati da un facilitatore ed un rapporteur, su quattro temi principali – tutele, competenze, spazi e tempi, rappresentanza sindacale – per trovare una risposta collettiva alle domande e alle problematiche dei lavoratori di oggi.

Scarica e leggi il report della giornata:

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Ridisegnare le mappe del lavoro contemporaneo

Giovedì 10 ottobre, dalle 10 alle 13, presso la “Casa di Cura Villa Donatello” a Sesto Fiorentino, si terrà l’incontro “Ridisegnare le mappe del lavoro contemporaneo“, evento nell’ambito di “Il lavoro che ha senso“, il progetto di CRU Toscana | Gruppo Unipol realizzato in collaborazione con LAMA e con il sostegno dei soci di CRU Toscana: Cgil Toscana, Cisl Toscana, Uil Toscana, Legacooop Toscana, CNA Toscana, Confesercenti Toscana, CIA Toscana.

Una mattinata di riflessioni sul ruolo, il senso e il futuro del lavoro, da una dimensione individuale ad una visione collettiva, a partire da quanto emerso durante il precedente incontro del 27 settembre. Perché oltre l’oggettività dei dati, esiste una dimensione soggettiva, individuale e profonda che connota la relazione di senso che ogni persona ha con il proprio lavoro.

Un’istantanea attraverso la quale si proveranno a rileggere le dinamiche del lavoro che cambia e che è cambiato, disegnando nuove mappe di senso e di significato in grado di offrire un contributo al dibattito pubblico e alla possibilità di immaginare nuove pratiche di intervento.

Dieci video racconteranno storia, vite e aspirazioni dei lavoratori di oggi: dipendenti, imprenditori, freelance, precari che operano in contesti e condizioni diverse, dalla fabbrica al terreno agricolo, in sella ad una bicicletta o con il computer sul tavolo di casa, in campagna come in città.

Il programma prevede interventi del Presidente CRU Toscana Andrea Di Benedetto, del professore di Comunicazione politica – nonché presidente Demos – Ilvo Diamanti e del professore di Diritto del lavoro Maurizio Del Conte. Seguirà una tavola rotonda moderata da Francesco Luccisano, fondatore di “Al Lavoro”, cui prenderanno parte il presidente di ANCC (Associazione nazionale cooperative di consumatori) Luca Bernareggi, la direttrice della direzione Lavoro Regione Toscana Francesca Giovani e il presidente del gruppo Unipol Pierluigi Stefanini.

La partecipazione all’evento è gratuita.

Il programma:

INTERVENTI:

Andrea Di Benedetto | Presidente CRU Toscana
Maurizio Del Conte | Professore di Diritto del lavoro, Università Bocconi
Ilvo Diamanti | Prof. Comunicazione Politica, Università di Urbino; Presidente Demos

TAVOLA ROTONDA:

Luca Bernareggi | Presidente ANCC
Francesca Giovani | Direttrice direzione Lavoro Regione Toscana
Pierluigi Stefanini | Presidente Gruppo Unipol

modera: Francesco Luccisano | Fondatore di “Al Lavoro”

Parteciperanno alla mattinata i protagonisti dei 10 video:

Andrea Ginestrini (ApartHotel Hangel), Chiara Viganò (Everything Marble), Fabio Rossi (Cooperativa di comunità Teatro povero di Monticchiello), Francesca Pazzagli (Archivio Personale), Matteo Bernardini (Pentair Manufacturing), Monica Bettollini (I 3 Capi), Niccolò Cipriani (Rifò), Sandro Bentivoglio (Kedrion), Tommaso Ciuffoletti (Treedom), Yiftalem Parigi (Just Eat).

Scopri di più sull’evento
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World cafè à la carte

Sabato 27 settembre si è tenuto, presso gli spazi di Impact Hub Firenze, il World cafè à la carte, un incontro di riflessione collettiva – all’interno del progetto Il lavoro che ha senso – per ridefinire le dimensioni interpretative del lavoro contemporaneo, realizzato da *CRU Toscana, il Consiglio Regionale del Gruppo Unipol | UnipolSai, in collaborazione con LAMA.

Obiettivo dell’incontro, provare a rileggere le dinamiche del lavoro, che negli anni è cambiato, per immaginare nuove pratiche di intervento a partire dalle esigenze di chi lavora e fa impresa e ridisegnare in modo collettivo le nuove mappe di senso del lavoro contemporaneo: modi, luoghi, relazioni e tutele.

La giornata di workshop ha visto quattro esperti, Francesco Seghezzi (Presidente Adapt), Michele Faioli, (Docente universitario e Direttore Osservatorio nazionale relazioni industriali, diritto del lavoro e sicurezza sociale), Francesco Luccisano (Fondatore www.allavoro.eu) e Marco Tognetti (docente ISIA e Direttore di LAMA) facilitare la discussione dei sette tavoli di lavoro su quattro temi specifici:

– Le nuove forme del lavoro e la loro tutela
– Le sfide tra nuove competenze e trasmissione delle conoscenze
– Spazi e tempi del lavoro nuovo
– Quale rappresentanza per le associazioni e sindacati del futuro?

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Scopri di più sull’evento

*CRU Toscana è il Consiglio Regionale Unipol di cui fanno parte: Cgil Toscana, Cisl Toscana, Uil Toscana, Legacoop Toscana, Confesercenti Toscana, CNA Toscana, CNA Toscana, CIA Toscana.

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La banalità della paura: lavoro, percezioni e insicurezze in Europa

Viviamo in un periodo storico in cui predominano paura e incertezza, che pervadono la società moderna su più livelli generando sempre più un senso di insicurezza nei cittadini. Diventa quindi fondamentale indagare e comprendere le cause profonde, capire cosa le scatena e cosa le alimenta, così da avere gli strumenti adatti per poter intervenire e adottare delle azioni correttive.

Demos & Pi e Fondazione Unipolis hanno realizzato un’indagine per rilevare la percezione sociale della sicurezza in Italia e in Europa, i cui risultati sono confluiti all’interno dell’undicesimo Rapporto sulla sicurezza pubblicato nel febbraio 2019. Il focus si è concentrato principalmente sulle trasformazioni che investono il mercato del lavoro di Italia, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e Ungheria.

Realizzata attraverso due sondaggi che hanno preso in esame prima la popolazione Italiana e poi la popolazione di sei paesi europei, l’indagine è stata diretta da Ilvo Diamanti, mentre la parte metodologica, organizzativa e l’analisi dei dati è stata curata da Fabio Bordignon e Martina Di Pierdomenico.

Le osservazioni emerse dal rapporto evidenziano un’Italia e un’Europa sofferenti, con il sud e l’est che ancora oggi fanno più fatica rispetto al nord. Si denota un senso diffuso di insicurezza generale e assoluta che condiziona gli individui: li condiziona nelle relazioni con gli altri, nel rapporto con le Istituzioni, la politica, ma anche, e soprattutto, con il mondo del lavoro.

Per quanto riguarda l’Europa, e nello specifico Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Ungheria, è nei paesi del sud-est Europa che si registrano le situazioni più problematiche in tema di opportunità di lavoro, guadagno medio, meritocrazia e occupazione giovanile.

In Italia, cresce la sfiducia nei confronti del futuro, soprattutto da parte dei più giovani, spesso troppo precari per pensare persino al presente. Giovani, ai quali il mondo del lavoro richiede un bagaglio di competenze e skills sempre maggiori, a fronte però di salari minimi o nella media.  Da qui, un’insicurezza economica generale, caratterizzata dalla paura di perdere il lavoro, di non aver abbastanza soldi per vivere e di non avere mai una pensione sociale in età anziana.

Il Rapporto completo sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa è disponibile al seguente link.

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Il bisogno del lavoro

Siamo abituati a considerare il lavoro come un diritto, ma raramente ci soffermiamo a pensare a quanto il lavoro sia in realtà un bisogno profondo della persona, attraverso il quale contribuisce alla trasformazione della realtà di cui è parte e si autorealizza.

Proprio in virtù di questo, è necessario che il lavoratore sia messo nelle condizioni di poter svolgere la propria attività serenamente, e che la sua motivazione venga stimolata costantemente. Solo così riuscirà ad essere più efficiente e portare beneficio all’organizzazione di cui fa parte.

Per fare ciò, serve da parte dell’impresa avere il coraggio di rimettere in discussione le proprie abitudini per abbracciare nuovi approcci di lavoro, che partano dalla considerazione dell’impresa come una sorta di “comunità” all’interno della quale vi sono tante persone stimolate e appassionate di quello che fanno, a generare valore.

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Leggi l’articolo completo, scritto dal direttore di Aiccon Paolo Venturi, sul sito AICCON.

Autore: Paolo Venturi
Fonte: AICCON

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The Guardian – Work life balance

Equilibrio vita-lavoro, un concetto semplice che si riferisce alla capacità di bilanciare la sfera personale e quella lavorativa. Sembra banale, tutti ci ripetiamo costantemente di staccare la spina una volta usciti dall’ufficio e ci promettiamo di non portare il lavoro a casa, ma non è sempre così semplice. Quello di lasciare il lavoro in ufficio non è un concetto così scontato. Questo, è soprattutto vero per i ruoli di alto profilo oppure per quei nuovi lavori che fino a qualche anno fa magari non esistevano.

Il sito del quotidiano britannico The Guardian dedica un’intera sezione ad articoli che trattano il tema da tutte le angolature: se vuoi sapere come evitare lo stress, perché lavorare da casa di tanto in tanto ha i suoi vantaggi e tutto quello che riguarda vita e lavoro, ti suggeriamo il portale The Guardian – Work life Balance.